
Ondate di calore e cambiamento climatico
Bollino rosso per l’estate 2026, segnato un punto di non ritorno
AIS, Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili sottolinea la necessità urgente di passare da una gestione emergenziale alla resilienza sistemica con linee guida strategiche per infrastrutture che siano sempre più climate-resilient.
L’estate 2026 sta segnando un punto di non ritorno, caratterizzata da temperature record ed eventi climatici estremi. La crisi climatica non è più una minaccia futura. È in atto. In questo contesto, investire nella sostenibilità diventa una necessità improcrastinabile per progettare e realizzare infrastrutture climate-resilient con una particolare attenzione anche alla scelta di materiali sostenibili, per contrastare ad esempio la formazione delle bolle di calore nelle città.
A ribadirlo è AIS, Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili, che richiama l’urgenza di passare da una gestione emergenziale a una resilienza sistemica delle infrastrutture.
Come evidenziato da più parti cresce il “costo del non fare”: l’assenza di interventi di mitigazione rischia di causare danni globali superiori a 5.000 miliardi di dollari all’anno tra perdite economiche, produttive e infrastrutturali. Solo lo stress da calore comporterà entro il 2030 la perdita di oltre il 2% delle ore lavorative nel mondo, pari a 2.400 miliardi di dollari annui, mentre ogni euro non investito oggi nella transizione richiederà investimenti doppi o tripli in futuro.
In questo scenario, le infrastrutture sostenibili progettate e realizzate secondo rigorosi criteri ESG, agiscono come veri e propri moltiplicatori economici, capaci di rafforzare i territori, portare benessere alla collettività, ridurre i costi ambientali e attrarre finanziamenti responsabili.
Nel 2026, riconosciuto come l’Anno dell’Acqua, registriamo una delle peggiori siccità degli ultimi tempi e per rispondere a questa emergenza l’impegno di AIS si concretizzerà con la pubblicazione, entro l’anno, di un nuovo Position Paper dedicato a “Infrastrutture idriche e cambiamento climatico“. L’obiettivo è di guidare un cambio di paradigma verso la resilienza idrica, fornendo al mercato indicatori standardizzati per valutare la resilienza delle reti, modelli di gara e finanza sostenibile, oltre a casi studio e proposte regolatorie per una gestione integrata. Il documento conterrà una matrice di vulnerabilità climatica, quale strumento operativo a supporto della valutazione del rischio da parte dei gestori ed enti appaltanti. Le infrastrutture idriche attuali sono state infatti progettate su dati storici ormai obsoleti e si trovano impreparate di fronte a eventi climatici estremi sempre più frequenti (siccità, precipitazioni eccezionali, aumento delle temperature). Per definire valide strategie di adattamento e mitigazione, è fondamentale analizzare a fondo l’architettura del sistema idrico integrato (dalla captazione alla depurazione) attraverso uno studio approfondito e un’analisi SWOT. La matrice proposta da AIS consentirà di mappare i rischi meteo-climatici a cui è esposta ciascuna componente dell’infrastruttura e individuare le priorità per stabilire dove intervenire con urgenza, guidando la scelta delle più efficaci strategie di adattamento.
La necessità di un salto di qualità gestionale e normativo è del resto sottolineata anche dai dati internazionali: entro il 2030, 4,8 miliardi di persone saranno a rischio senza un monitoraggio della qualità dell’acqua, il 44% delle acque reflue domestiche e il 62% di quelle industriali non vengono trattate in modo sicuro, a fronte di un potenziale non sfruttato di 320 miliardi di metri cubi all’anno di acque reflue riutilizzabili.
In Italia, a questi fattori si aggiungono siccità prolungate, elevate dispersioni di rete e governance frammentata, che rendono urgente una strategia per proteggere un territorio idrogeologicamente fragile.



