
Infrastrutture sostenibili: perché conviene ancora scegliere la sostenibilità
Nel dibattito attuale, segnato da un clima di incertezza geopolitica e da un rallentamento delle politiche ambientali, la sostenibilità rischia di essere percepita come un costo. Il Rapporto AIS 2025 ribalta questa prospettiva e dimostra, attraverso dati e analisi, che la sostenibilità resta una leva strategica per la crescita economica e la competitività del sistema infrastrutturale.
«Si tratta di un raffreddamento politico sbagliato», osserva Lorenzo Orsenigo, presidente dell’Associazione Infrastrutture Sostenibili sulle pagine di Infra Journal. L’Associazione conferma la propria missione: promuovere conoscenza, strumenti e processi capaci di rendere la sostenibilità un elemento strutturale nella progettazione, nella realizzazione e nella gestione delle opere. È una visione che integra dimensione ambientale, sociale ed economica, coerente con il lavoro svolto da AIS nel piano strategico 2025–2026.
Il Rapporto, curato da Marco Panara, analizza con rigore la relazione tra sostenibilità, crescita economica e infrastrutture. Il quadro è chiaro: rimandare gli investimenti espone a rischi crescenti, mentre agire tempestivamente riduce i costi e crea valore. Secondo le stime citate, entro il 2030 l’aumento delle temperature potrebbe determinare una riduzione del 2% delle ore lavorate a livello globale, per un impatto economico di oltre 2.400 miliardi di dollari. A questi dati si aggiungono gli effetti della perdita di biodiversità e dell’iper-sfruttamento delle risorse naturali, per un costo stimato in 2.700 miliardi l’anno.
Il settore infrastrutturale è particolarmente esposto ai rischi climatici. Allo stesso tempo, rappresenta una delle principali aree di opportunità: le infrastrutture sostenibili registrano prestazioni migliori, minori costi di manutenzione e rendimenti fino al 20% superiori rispetto alle opere tradizionali. Sono evidenze che confermano come la sostenibilità sia, a tutti gli effetti, un investimento a lungo termine.
Nel Rapporto viene ribadita anche la necessità di definire una tassonomia chiara delle infrastrutture sostenibili, così da facilitare gli investimenti privati e rendere più efficace l’azione delle stazioni appaltanti. Una direzione in linea con il percorso di AIS, che negli ultimi anni ha prodotto metodologie, position paper e strumenti operativi per la misurazione e la valutazione delle prestazioni, tra cui il modello di cantiere sostenibile, oggi in fase di riconoscimento UNI.
La solidità dei dati raccolti conferma un principio cardine dell’Associazione: la sostenibilità non è un vincolo, ma un’opportunità per rendere il sistema infrastrutturale più resiliente, competitivo ed equo. Anche in una fase complessa, investire in sostenibilità significa investire nel futuro del Paese e nel benessere delle comunità.



